Una coalizione di nove Paesi europei e l'Ucraina ha annunciato la nascita di un'iniziativa congiunta per sviluppare uno scudo antimissili balistici, con l'obiettivo di rafforzare la difesa aerea di Kiev e dell'intero continente. L'annuncio è arrivato durante il vertice dei cosiddetti «Paesi Volenterosi» riunito a Parigi dal presidente francese Emmanuel Macron, a cui hanno preso parte una ventina di capi di Stato e di governo, tra cui il primo ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L'Italia è stata rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.
La proposta, sostenuta da Danimarca, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Spagna, Svezia, Paesi Bassi e Regno Unito insieme all'Ucraina, prevede lo sviluppo congiunto di «capacità antibalistiche» per contrastare i massicci attacchi missilistici russi. «Questa iniziativa non è diretta contro alcun popolo, bensì a difesa dei nostri», hanno sottolineato i leader nella dichiarazione congiunta. Il presidente ucraino Zelensky ha definito l'iniziativa un modo per «creare un potente scudo su tutta l'Europa», aggiungendo che la cooperazione permetterà di raggiungere l'obiettivo «più rapidamente e a costi inferiori».
Il vertice parigino ha rappresentato un momento di forte unità transatlantica, con la partecipazione anche dei vertici dell'Unione europea — il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen — e del segretario generale della Nato Mark Rutte. Macron ha elogiato il «risveglio strategico» degli europei e la loro determinazione a «difendersi», in un messaggio rivolto sia alla Russia sia agli alleati americani. «L'Europa è sulla strada per diventare una potenza», ha dichiarato il presidente francese.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha liquidato le proposte della coalizione definendole «deliranti e bellicose», accusando i sostenitori di nutrire «la profonda illusione di poter infliggere una sconfitta strategica» alla Russia. Il presidente Vladimir Putin è intervenuto per sostenere che la Russia «sta vincendo» sia «in patria» che sulla «linea del fronte». Il Cremlino ha bollato l'intero gruppo come una «coalizione di guerrafondai».
Oltre al sostegno militare all'Ucraina, la riunione è servita ad aumentare la pressione sulla Russia, privandola delle risorse che finanziano il suo sforzo bellico. Il generale Michael Claesson, comandante in capo delle forze armate svedesi, ha dichiarato che l'incontro mira a «dimostrare che l'impegno di tutti i Paesi rimane saldo». L'Eliseo ha sottolineato che il vertice ha rafforzato un «momento significativo di riconvergenza e unità transatlantica», favorendo «dinamiche sul campo più favorevoli all'Ucraina».
A margine del vertice, l'Unione europea e il Regno Unito hanno finalizzato l'accordo sulla partecipazione britannica al prestito di sostegno all'Ucraina da 90 miliardi di euro. La Commissione europea ha commentato che si tratta di «un passo importante» che consentirà all'Ucraina di approvvigionarsi presso una più ampia gamma di produttori del settore della difesa, «garantendo così la disponibilità delle capacità necessarie per resistere all'aggressione russa».
Lo scenario internazionale vede gli Stati Uniti del presidente Donald Trump apparentemente più inclini a sostenere l'Ucraina, dopo un periodo di avvicinamento a Putin. I Paesi europei confidano anche sui progressi sul campo di Kiev, che conduce attacchi quasi quotidiani a raffinerie e depositi di petrolio russi, interrompendo le catene di approvvigionamento e causando carenze di carburante. L'esercito russo, dal canto suo, avanza con difficoltà nel Donbass, nonostante subisca perdite superiori a mille tra morti e feriti al giorno, secondo le stime occidentali.
Intanto, a Kiev, Zelensky si appresta a varare il secondo rimpasto di governo in pochi mesi. Secondo le indiscrezioni, il presidente ucraino intenderebbe sostituire il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e valuterebbe la nomina a primo ministro del ceo di Naftogaz Serhii Koretskyi, al posto di Yulia Svyrydenko, destinata a diventare ambasciatore negli Stati Uniti.