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Rimpatri, l'Italia chiede alla Ue di tagliare i vantaggi ai Paesi che non collaborano
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Rimpatri, l'Italia chiede alla Ue di tagliare i vantaggi ai Paesi che non collaborano

Al vertice dei ministri dell'Interno Ue, Matteo Piantedosi propone la condizionalità economica per chi non coopera sui rimpatri. Primo obiettivo il Marocco, sul tavolo anche gli hub esterni per l'asilo e il confronto con la Spagna.

Aggiornato 05 Авг, 12:126 min
Rimpatri, l'Italia chiede alla Ue di tagliare i vantaggi ai Paesi che non collaborano
Rimpatri, scure italiana sui Paesi Ue che non collaborano: gli estremi rimedi · RSS source
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Al vertice dei ministri dell'Interno Ue, Matteo Piantedosi propone la condizionalità economica per chi non coopera sui rimpatri. Primo obiettivo il Marocco, sul tavolo anche gli hub esterni per l'asilo e il confronto con la Spagna.

L'Italia ha chiesto all'Unione europea di usare «la condizionalità economica» per convincere i Paesi terzi a riprendersi i propri cittadini entrati irregolarmente in Europa. La proposta è stata illustrata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi nel corso della videoconferenza urgente dei ministri dell'Interno Ue, convocata dopo i fatti di Ceuta, e risulta già concordata con altri Stati membri.

Il principio è secco: chi rifiuta di cooperare sui rimpatri perde i vantaggi economici concessi da Bruxelles in termini di dazi, investimenti e partenariati. «La forza contrattuale di ventisette Stati messi insieme è enormemente superiore a quella di ogni singolo Paese», ha spiegato Piantedosi, «e pertanto deve essere l'Unione europea nel suo complesso a negoziare».

Il primo destinatario indicato è il Marocco. Piantedosi ha ricordato che Rabat, «pur non collaborando sul fronte dei rimpatri, gode di importanti vantaggi nei rapporti commerciali con l'Europa». Non è un caso: i cittadini marocchini rappresentano la nazionalità più numerosa tra i detenuti stranieri nelle carceri italiane, con una quota del 22,5%. L'Italia ha già chiesto a Bruxelles di applicare questo approccio nei confronti del governo marocchino.

La leva individuata è il nuovo regolamento sul Sistema delle preferenze generalizzate (Gsp+), che entrerà in vigore il primo gennaio 2027 e legherà i vantaggi tariffari alla cooperazione sui rimpatri. Per il Viminale, se i Paesi terzi rifiutano la riammissione dei propri cittadini, «l'Unione deve poter applicare forti condizionalità in ogni settore». Il ministro ha aggiunto che «è giusto utilizzare tutte le leve politiche ed economiche a nostra disposizione», rivalutando anche i partenariati strategici come quello con il Marocco «alla luce dei livelli di collaborazione offerti».

Sul tavolo c'è anche la gestione esterna delle domande d'asilo. Secondo il governo italiano, è arrivato il momento che Bruxelles «metta in pratica i nuovi modelli di hub per la gestione esterna delle procedure di asilo e per i rimpatri in Paesi terzi sicuri, superando i vecchi tabù ideologici». L'Italia ha fatto da apripista con i centri in Albania, ma i nuovi hub, nell'idea di Roma, sarebbero finanziati con fondi Ue e regolati dal diritto europeo, rendendo così più difficile per i giudici nazionali bloccarne il funzionamento. Strutture realizzate solo in Paesi extra-Ue considerati «sicuri» per il rispetto dei diritti umani rappresenterebbero, secondo il Viminale, «il più forte deterrente possibile contro il traffico di esseri umani e contro i flussi irregolari».

La videoconferenza ha registrato anche un confronto con la Spagna. Piantedosi ha assicurato che il ripristino dei controlli alle frontiere aeree e marittime con il Paese iberico non è «in alcun modo una misura rivolta contro la Spagna», ricordando che dal 2006 la libera circolazione nello spazio Schengen è stata sospesa quasi cinquecento volte lungo alcuni confini interni, anche da Madrid. Il ministro spagnolo Fernando Grande-Marlaska non ha replicato in riunione, ma successivamente ha definito i controlli italiani «completamente inutili e sproporzionati», chiedendone la revoca «immediata».

Piantedosi ha poi richiamato un precedente pesante: nel 2023, durante la crisi di Lampedusa, l'Italia «non ricevette la necessaria e prevista solidarietà» e dovette fare i conti con «il fortissimo attivismo delle navi delle ong, che raccolgono migranti nel Mediterraneo per condurli sistematicamente nei nostri porti». Il ministro ha ricordato che difendere i confini europei è costato al nostro Paese «anche un processo penale a carico di un ministro della Repubblica», con un esplicito riferimento a Matteo Salvini e al caso Open Arms, la ong spagnola con sede a Barcellona.

Sulla vicenda è intervenuto il commissario Ue agli Affari interni Magnus Brunner, che ha difeso la posizione italiana sui controlli: «Ai sensi del nuovo Codice Frontiere Schengen, gli Stati membri possono, in via eccezionale e temporanea, reintrodurre i controlli alle frontiere interne». Pur condividendo la tesi del governo di Pedro Sánchez, secondo cui le persone non sono riuscite a entrare nello spazio Schengen e la situazione alla frontiera è stata rapidamente risolta, Brunner ha criticato la proposta spagnola di regolarizzare cinquecentomila migranti irregolari: «Non è un segnale positivo per il resto d'Europa». Il commissario ha inoltre confermato che gli hub per i rimpatri fuori dai confini europei sono «un'iniziativa legittima» e che anche l'esame delle procedure d'asilo può avvenire al di fuori dell'Unione, laddove il concetto di Paese sicuro lo consenta.

La decisione finale spetterà ai capi di Stato e di governo. Il nodo sarà affrontato al più tardi nel Consiglio europeo di ottobre, con Giorgia Meloni e gli altri leader chiamati a tradurre in linea ufficiale dell'Unione la posizione sostenuta da Roma.