Scontro Italia-Spagna sui migranti, Albares attacca e Tajani replica con i numeri
Il ministro degli Esteri spagnolo Albares accusa l'Italia sulla gestione dei migranti. Tajani replica con i dati: arrivi in calo del 60% dal 2023. Scontro su Schengen, l'Austria sostiene i centri fuori dall'Ue.

Il ministro degli Esteri spagnolo Albares accusa l'Italia sulla gestione dei migranti. Tajani replica con i dati: arrivi in calo del 60% dal 2023. Scontro su Schengen, l'Austria sostiene i centri fuori dall'Ue.
La crisi dei migranti a Ceuta si trasforma in uno scontro diplomatico tra Madrid e Roma. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha accusato alcuni governi europei di non essere «all'altezza della situazione», citando l'Italia, che è stata la prima a chiedere la sospensione della Spagna dallo spazio Schengen. In serata è arrivata la replica del vice premier e ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, secondo cui i numeri degli arrivi irregolari smentiscono le critiche spagnole.
La tensione arriva alla vigilia della riunione dei ministri dell'Interno dell'Unione europea convocata per discutere l'emergenza nell'exclave spagnola. Intervistato dalla televisione pubblica TVE, Albares ha sostenuto che l'Italia registra il maggior flusso di migranti irregolari mentre la Spagna il minore. «Anno dopo anno, l'Italia rimane impantanata nella crisi di Lampedusa e non riesce a risolvere questa situazione», ha detto. Per il capo della diplomazia spagnola, Ceuta e Melilla non hanno mai rappresentato una minaccia per l'integrità dell'area Schengen, mentre la stessa minaccia esisterebbe in altri territori europei.
Tajani ha risposto con una serie di dati pubblicati su X. «Al ministro degli Esteri spagnolo non rispondo io, ma i numeri», ha scritto, aggiungendo che dal 2023 i migranti irregolari in Italia sono diminuiti del 60% su base annua. Da gennaio a luglio 2026 gli sbarchi sono scesi dell'80% rispetto allo stesso periodo del 2023, mentre gli arrivi irregolari via mare al 15 luglio 2026 sono stati 15.323, con un calo del 54% rispetto al 2025 e del 50% sul 2024. Il ministro ha attribuito il risultato agli accordi bilaterali con otto Paesi di origine e transito, definiti come strumenti che promuovono flussi regolari e sicuri e contrastano il traffico di esseri umani. Ha inoltre ricordato che il nuovo Patto Ue su asilo e migrazione porta una marcata impronta italiana, «nel solco dell'insegnamento di Silvio Berlusconi e dei governi da lui guidati».
Tajani ha poi girato la domanda alla Spagna: tra i migranti arrivati a Ceuta ci sono oltre cinquemila persone provenienti dall'area sub-sahariana che non possono essere rimpatriate o rimandate in Marocco. «Che fine faranno? Dove andranno?», si è chiesto, definendo la decisione di sospendere Schengen, sostenuta da 21 Paesi europei, in linea con i Trattati e giusta. Sull'onda dello scontro è intervenuta anche la Lega. La deputata della Lega ed ex magistrato Simonetta Matone ha definito Albares un «modesto provocatore», ricordando che la Spagna per respingere l'arrivo di cittadini dal Marocco ha schierato l'esercito e messo a mare barriere di gomma per dissuadere chi tentava di arrivare a nuoto. «Così sono buoni tutti. Questa comunque è la loro umanità, queste le loro inutili lezioncine», ha aggiunto.
Sul piano procedurale, la Commissione europea ha confermato di aver ricevuto la notifica dell'Italia sulla sospensione dell'accordo Schengen. Nessun altro Paese membro ha finora presentato una richiesta di sospensione della libera circolazione dopo la crisi di Ceuta.
Intanto all'Italia arriva il sostegno dell'Austria. Il ministro dell'Interno austriaco, Gerhard Karner, alla vigilia del vertice dei ministri Ue, ha detto che le possibilità legali per istituire hub per il rimpatrio dei migranti irregolari fuori dall'Ue «sono state previste nel Patto sull'asilo» e che è arrivato il momento di attuarle. «Ora le parole devono lasciare il posto ai fatti e le procedure di asilo al di fuori dell'Ue devono essere implementate concretamente. L'obiettivo è di evitare immagini come quelle che hanno fatto il giro del mondo da Ceuta negli ultimi giorni e prevenire morti in mare», ha dichiarato. Vienna sostiene la creazione di centri finanziati con fondi europei e localizzati quasi tutti in Africa, sul modello del protocollo tra Italia e Albania. Tra i Paesi indicati in questa prospettiva figurano Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia. Sempre sul tavolo italiano resta la richiesta di un'applicazione stringente del programma GSP+, che dal primo gennaio 2027 lega i vantaggi daziari alla collaborazione dei Paesi extraeuropei nel riammettere i propri cittadini presenti illegalmente nell'Ue.
