Teheran ha vissuto oggi una delle giornate più solenni della sua storia recente, con la preghiera pubblica per la defunta Guida Suprema Ali Khamenei e i quattro membri della sua famiglia uccisi nei raid americani e israeliani del 28 febbraio. La funzione, celebrata nel complesso della Grande Moschea, ha attirato centinaia di migliaia di fedeli, in un evento che le autorità considerano una dimostrazione di unità nazionale in un momento di profonda transizione politica.

A guidare la preghiera è stato l'ayatollah Jafar Sobhani, un religioso sciita di 97 anni, mentre dagli altoparlanti del complesso religioso risuonavano slogan come «Morte all'America!» e «Morte a Israele!». Tra i presenti figuravano tre dei figli di Khamenei — Massoud, Meysam e Mostafa — insieme al presidente Masoud Pezeshkian, al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e al comandante dei Guardiani della Rivoluzione, generale Ahmad Vahidi. Come previsto, non è apparso in pubblico Mojtaba Khamenei, il figlio e successore designato della Guida Suprema, che non si mostra dalla sua nomina.

Il feretro di Khamenei rimarrà esposto fino a questa sera, prima di essere preparato per la processione funebre di domani attraverso le vie della capitale. Oggi e lunedì sono stati dichiarati giorni festivi in tutto il Paese per consentire agli iraniani di partecipare alle cerimonie. Le autorità prevedono un'affluenza totale di 15-20 milioni di persone solo a Teheran, un numero che sottolinea l'importanza dell'evento per la popolazione sciita. Dopo la processione nella capitale, la bara farà tappa in diverse città dell'Iran e dell'Iraq, il Paese confinante con una numerosa comunità sciita. La sepoltura avrà luogo giovedì nella città santa di Mashhad, luogo di nascita di Ali Khamenei.

In parallelo alle cerimonie funebri, il panorama politico iraniano è segnato dai negoziati in corso con gli Stati Uniti. Il mese scorso è stato firmato un memorandum d'intesa per porre fine al conflitto, e il nuovo round di colloqui tecnici è previsto per l'11 luglio. Secondo quanto riportato dai media pakistani, che citano fonti diplomatiche, Islamabad sembra essere la sede più probabile per questo incontro, anche se il resort di Burgenstock in Svizzera rimane un'opzione alternativa. «Ci sono due possibili sedi per i colloqui tecnici: Islamabad e il resort di Burgenstock in Svizzera», ha dichiarato una fonte diplomatica al quotidiano pakistano Dawn. «Tuttavia, Islamabad è l'opzione più probabile», ha aggiunto.

I colloqui si concentreranno su diversi temi cruciali: il programma nucleare iraniano, l'allentamento delle sanzioni, il congelamento dei beni iraniani all'estero, e questioni di sicurezza regionale come la stabilità nello Stretto di Hormuz e il mantenimento del cessate il fuoco recentemente raggiunto in Libano. Il nuovo round negoziale dell'11 luglio mira a far progredire il quadro stabilito dal Memorandum d'intesa di Islamabad, firmato due settimane fa, che ha concesso a Washington e Teheran 60 giorni per negoziare un accordo globale. I colloqui erano stati temporaneamente sospesi a causa delle cerimonie funebri di Stato per la defunta Guida Suprema.

Le autorità iraniane hanno indicato che la composizione della delegazione di Teheran sarà annunciata al termine delle esequie, secondo quanto riportato dal quotidiano pakistano. Nel frattempo, Islamabad ha fatto sapere in un comunicato ufficiale che il presidente Asif Ali Zardari sarebbe onorato di ricevere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Islamabad «il prima possibile», senza specificare i dettagli sul contesto della potenziale visita. L'ultimo round di colloqui di alto livello si è svolto al Burgenstock, con la mediazione di Qatar e Pakistan, per definire una tabella di marcia per un accordo più ampio. Secondo fonti citate da Dawn, un successivo round di colloqui di alto livello potrebbe tenersi a Doha durante la terza settimana di luglio, dopo che i team tecnici avranno completato il loro lavoro sui dettagli di un potenziale accordo.

La situazione in Iran resta complessa: da un lato, le cerimonie funebri per Khamenei rappresentano un momento di lutto nazionale e di coesione sociale; dall'altro, i negoziati con gli Stati Uniti segnano un tentativo di stabilizzare le relazioni internazionali e di affrontare questioni cruciali per la sicurezza regionale. La scelta di Islamabad come possibile sede per i colloqui riflette il ruolo crescente del Pakistan come mediatore in questa delicata fase diplomatica. Con la sepoltura prevista a Mashhad e la ripresa dei negoziati, l'Iran si trova a un bivio tra la commemorazione del suo passato e la costruzione del suo futuro politico e diplomatico.