Donald Trump ha chiuso il vertice Nato di Ankara con toni molto più concilianti rispetto a quelli usati poche ore prima contro alcuni alleati europei. Dopo aver definito la Spagna «una causa persa», minacciato ritorsioni commerciali e criticato anche l'Italia per la gestione delle basi militari e il Regno Unito per non aver sostenuto l'offensiva americana contro l'Iran, il presidente statunitense ha celebrato quella che ha definito una «enorme unità» emersa durante il summit.
«La parola principale che esce dal vertice di oggi è unificazione. Non ho mai visto nulla di simile», ha affermato Trump nella conferenza stampa finale. «Ognuno di quei Paesi ci ama e si amano tra loro. È stata un'unificazione straordinaria». Un cambio di tono netto rispetto alle dichiarazioni della mattinata, quando aveva accusato gli alleati di non aver appoggiato la campagna militare americana contro Teheran.
Pur attenuando le critiche, Trump ha insistito sul caso spagnolo. «La Spagna si è comportata molto male, anche se poi l'Italia si è comportata bene e quasi tutti i Paesi sono stati bravi. Hanno avuto solo un brutto momento. Non ci hanno aiutato, anche se non avevamo bisogno del loro aiuto, avremmo potuto volerlo», ha dichiarato, ridimensionando però le accuse rivolte in precedenza anche a Roma e Londra.
Il presidente americano ha poi rivendicato i risultati ottenuti sul fronte dell'aumento delle spese militari. Richiamando l'intesa raggiunta al vertice dell'Aia per portare gli investimenti nella difesa fino al 5% del Pil, Trump ha sostenuto che «ora tutti mi stanno ringraziando e la maggior parte dei Paesi ha accettato di farlo». «Ce ne sono un paio che ancora non lo hanno fatto, ma ho la sensazione che lo faranno, e molto rapidamente», ha aggiunto senza indicare esplicitamente i Paesi interessati, salvo alludere a «uno in particolare» che «non sembrava molto disposto a lavorare in squadra» ma che «oggi ha dimostrato di essere un grande collaboratore».
Dietro le porte chiuse del summit, secondo una fonte presente all'incontro, Trump avrebbe rassicurato gli alleati sulla volontà degli Stati Uniti di restare nell'Alleanza. «Vogliamo restare con voi», avrebbe detto ai leader dei 32 Paesi membri. Un messaggio che si riflette anche nella dichiarazione finale del vertice, nella quale i leader riaffermano il loro «ferreo impegno» nei confronti dell'articolo 5 del Trattato Nato sulla difesa collettiva. Secondo la stessa fonte, il contrasto tra le dichiarazioni pubbliche e quelle pronunciate nella riunione a porte chiuse è stato evidente. «C'è una forte differenza tra ciò che Trump dice in pubblico e quello che dice realmente all'interno», ha riferito, sottolineando che durante il confronto riservato il presidente americano non avrebbe più evocato né la Spagna né la Groenlandia.
Anche diversi leader europei hanno descritto un clima costruttivo. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha affermato di tornare a Berlino «con la sensazione di aver dato un contributo importante: la Nato resta unita, diventa più forte e più europea». Il premier estone Kristen Michal ha raccontato che Trump ha trasmesso «un messaggio costruttivo», chiedendo all'Europa di assumersi maggiori responsabilità e investire di più nella difesa, mentre il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha invitato a «drammatizzare meno», sostenendo che gli sfoghi del presidente americano non rappresentano un segnale di indebolimento del legame transatlantico.
Al centro del vertice anche l'Ucraina. A margine dei lavori Trump ha incontrato il presidente Volodymyr Zelensky e ha annunciato che gli Stati Uniti concederanno a Kiev una licenza per produrre i sistemi di difesa aerea Patriot. «Vi daremo una licenza per costruire i Patriot. È una cosa davvero fantastica», ha detto al leader ucraino, mentre ha definito gli attacchi in profondità condotti da Kiev contro obiettivi russi «un'escalation, ma un'escalation che può aiutare a portare alla fine della guerra». Trump ha ribadito inoltre di ritenere che sia Zelensky sia Vladimir Putin vogliano raggiungere un accordo per fermare il conflitto. Nel documento finale del vertice, i Paesi europei e il Canada si sono impegnati a garantire all'Ucraina aiuti militari per 70 miliardi di euro all'anno sia nel 2026 sia nel 2027.
Prima di lasciare Ankara, Trump ha incontrato anche il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, impegnato a rilanciare l'immagine internazionale della Siria dopo gli anni della guerra civile. Il presidente americano ha annunciato infine che non utilizzerà il nuovo Air Force One, il Boeing 747 donato dal Qatar, per il viaggio di ritorno a Washington. Dopo essere arrivato ad Ankara a bordo dell'aereo, ha spiegato che il velivolo volerà verso «due o tre grandi basi militari in Europa» per essere mostrato ai soldati, mentre lui rientrerà negli Stati Uniti con un altro Air Force One. «Potranno vederlo perché è davvero magnifico», ha detto, senza fornire ulteriori spiegazioni sul cambio di programma. Non sono tuttavia mancate speculazioni sul fatto che il Boeing non sia stato utilizzato dal presidente per ragioni di sicurezza in seguito ai recenti attacchi contro l'Iran.
La Russia ha criticato duramente gli impegni assunti dalla Nato nei confronti dell'Ucraina durante il vertice in Turchia, tra cui miliardi di euro in aiuti per la difesa, definendoli «irresponsabili» e accusando inoltre gli Stati europei di prepararsi «a un conflitto armato con la Russia». In una dichiarazione, il ministero degli Esteri russo ha accusato i Paesi membri dell'Alleanza di «decisioni irresponsabili che potrebbero portare al disastro».