Turchia, arrestato dopo dieci anni l'ex capitano Burkay Karatepe, ricercato per il tentato omicidio di Erdoğan
Dopo dieci anni di latitanza è stato arrestato Burkay Karatepe, ex capitano dell'esercito turco e ultimo membro del commando che durante il golpe del 2016 avrebbe dovuto uccidere il presidente Erdoğan. Il fermo è avvenuto ad Afyonkarahisar al termine di un'operazione condotta dalla polizia.

Dopo dieci anni di latitanza è stato arrestato Burkay Karatepe, ex capitano dell'esercito turco e ultimo membro del commando che durante il golpe del 2016 avrebbe dovuto uccidere il presidente Erdoğan. Il fermo è avvenuto ad Afyonkarahisar al termine di un'operazione condotta dalla polizia.
È durata dieci anni la latitanza di Burkay Karatepe, ex capitano dell'esercito turco ed ex pilota di elicotteri, arrestato dalle forze di sicurezza mentre tentava di lasciare il Paese. Secondo quanto riferito dal Ministero dell'Interno turco, Karatepe era l'ultimo componente ancora in fuga del commando di 37 persone che durante il golpe del 2016 avrebbe dovuto uccidere il presidente Recep Tayyip Erdoğan. La notizia della cattura, arrivata al termine di un'ampia operazione condotta nella provincia di Afyonkarahisar, chiude una delle ricerche più lunghe avviate dopo il tentato colpo di Stato.
L'indagine che ha portato al fermo è stata coordinata dalla Direzione dell'Intelligence della polizia nazionale e condotta congiuntamente dalle sezioni Intelligence delle direzioni provinciali di polizia di Afyonkarahisar ed Eskisehir e dalla Sezione Antiterrorismo della polizia di Afyonkarahisar. Gli investigatori hanno unito attività di analisi e sorveglianza per ricostruire gli spostamenti del ricercato e hanno progressivamente ristretto il cerchio intorno a un complesso residenziale nel centro di Afyonkarahisar. È in un appartamento di quello stabile, ritenuto una «casa sicura» dell'organizzazione, che è scattato il fermo.
Sull'ex ufficiale pendeva un mandato di cattura internazionale. Karatepe era ricercato tramite una notifica rossa dell'Interpol con accuse che comprendono il tentato assassinio del Presidente della Repubblica, l'omicidio di una persona nell'esercizio delle sue funzioni pubbliche, la violazione del Codice penale militare e la rapina aggravata commessa di notte in un'abitazione, con l'uso di armi e in concorso con più persone. Secondo gli inquirenti, era l'uomo che aveva organizzato la spedizione del corpo delle forze speciali incaricato di colpire il presidente. Le autorità lo indicavano come l'unico membro del commando rimasto a piede libero dopo il tentato colpo di Stato.
Le modalità della lunga fuga sono state ricostruite dalle fonti di sicurezza. Dopo il fallito attentato, Karatepe avrebbe cambiato ripetutamente aspetto per evitare di essere riconosciuto, servendosi anche di documenti d'identità falsi. Per anni sarebbe riuscito a eludere i controlli, finché un sistema di riconoscimento facciale lo ha registrato e ha permesso agli investigatori di riagganciare le sue tracce. Già da tempo sotto sorveglianza, sarebbe stato fermato mentre cercava di fuggire all'estero con una consistente somma di denaro.
Con la cattura di Karatepe, tutti i componenti della spedizione che avrebbe dovuto colpire Erdoğan risultano ormai individuati. L'ex capitano dovrà ora rispondere delle accuse contenute nel mandato di cattura. L'arresto rappresenta il punto di arrivo di una caccia durata un decennio, conclusa grazie anche al sistema di riconoscimento facciale che ha permesso di localizzare il latitante.
