La comunità tradizionalista dei Figli del Santissimo Redentore, nota come Redentoristi Transalpini, si prepara a compiere un gesto che potrebbe segnare una nuova rottura con la Chiesa cattolica. Il 25 luglio, sull'isola di Papa Stronsay, nelle Orcadi scozzesi, è prevista la consacrazione episcopale di padre Michael Mary senza il mandato del Papa, un atto che il Vaticano considera gravissimo e che richiama alla mente la recente scomunica dei vescovi lefebvriani.

Ad annunciare il rito è stato il vescovo canadese Pierre Roy, superiore generale della comunità, con dichiarazioni che non lasciano spazio a mediazioni. «Consacrerò padre Michael Mary il 25 luglio, se Dio vorrà», ha affermato, precisando che la cerimonia avverrà «in assenza di un mandato apostolico». La motivazione addotta da Roy è che la Sede di Roma sarebbe «occupata dai nemici di Dio», una formula dura che riecheggia le posizioni più radicali del tradizionalismo cattolico.

La consacrazione, secondo quanto reso noto, sarà presieduta da Pierre Roy, con il ruolo di co-consacranti affidato a Rodrigo Ribeiro da Silva e Fernando Altamira, figure già note per la loro distanza da Roma. Il nodo canonico è chiaro: nella Chiesa cattolica, una consacrazione episcopale senza il mandato del Pontefice è considerata un atto di estrema gravità, che mette in discussione non solo la validità del rito, ma soprattutto la comunione ecclesiale. Senza l'approvazione del Papa, il gesto diventa una sfida diretta all'ordinamento della Chiesa.

La data scelta, il 25 luglio, è già segnata nei calendari interni della comunità, che da anni vive sull'isola di Papa Stronsay una forma di vita religiosa legata alla liturgia tradizionale e a posizioni molto critiche verso il magistero recente. Sebbene il gruppo non sia numericamente rilevante, il segnale che intende lanciare è pesante, perché tocca un punto delicato: l'autorità del Papa sulle consacrazioni episcopali.

Da Roma, al momento, non risultano comunicazioni pubbliche specifiche sul caso dei Redentoristi Transalpini. Tuttavia, nella diocesi competente, quella di Aberdeen, la risposta è arrivata con toni netti, proprio perché la celebrazione dovrebbe avvenire entro i suoi confini geografici. Il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, ha preso posizione chiarendo che una simile ordinazione sarebbe celebrata «senza mandato papale» da un gruppo di vescovi che nega che papa Leone XIV sia davvero il Papa. Una precisazione istituzionale, ma anche pastorale: il messaggio è rivolto ai fedeli della diocesi, perché non ci siano equivoci sulla natura dell'evento.

Secondo il vescovo Gilbert, qualsiasi ordinazione episcopale di questo tipo sarebbe «illegittima» e rappresenterebbe «un grave atto di disobbedienza», tale da separare i partecipanti dalla comunione con la Chiesa cattolica. Parole pesate, pronunciate prima della data fissata, quasi a tracciare una linea oltre la quale il rientro diventerebbe più difficile. Gilbert ha anche invitato i fedeli a non partecipare alla celebrazione. «Questa azione non è per il bene della Chiesa cattolica, come si afferma falsamente», ha dichiarato. In diocesi, la preoccupazione non riguarda solo l'atto in sé, ma anche il possibile richiamo su gruppi e singoli fedeli sensibili alle posizioni tradizionaliste più rigide.

I Figli del Santissimo Redentore nacquero nel 1987 come costola del movimento legato a Marcel Lefebvre, in un contesto segnato dalla contestazione del Concilio Vaticano II, convocato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI. La comunità, conosciuta anche come Redentoristi Transalpini, ha sempre mantenuto una forte impronta liturgica tradizionale e una lettura critica delle riforme conciliari. Nel 2008, però, era arrivata la riconciliazione con Benedetto XVI. I Redentoristi erano rientrati nella piena comunione ecclesiale, un passaggio letto allora come un segnale di possibile ricomposizione tra Roma e una parte del mondo tradizionalista.

Proprio per questo, l'annuncio di una consacrazione senza mandato papale appare oggi come una rottura di quel percorso. Un ritorno indietro, per molti osservatori. Il precedente più vicino resta quello dei lefebvriani. Il 2 luglio, con un decreto firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, è stata dichiarata la scomunica latae sententiae per i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, insieme ai neo-consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.

La vicenda dei Redentoristi Transalpini si inserisce dunque in una fase tesa, nella quale Roma si trova a fronteggiare non solo dissensi dottrinali, ma atti concreti di separazione. Se il rito del 25 luglio dovesse svolgersi come annunciato, la risposta canonica potrebbe arrivare rapidamente. E, ancora una volta, il terreno sarebbe quello più sensibile: chi riconosce l'autorità del Papa, e chi no.