Un borgo medievale della Maremma toscana, Tatti, che rischiava di diventare un paese fantasma dopo la chiusura delle miniere di lignite, è stato letteralmente salvato dall'arrivo di un regista svizzero, Ruedi Gerber. La sua storia, raccontata in un documentario intitolato «Tatti, paese di sognatori», presentato al Festival di Cannes e al Festival dei Popoli di Firenze, dimostra come l'iniziativa privata e la passione per un territorio possano invertire un declino demografico che sembrava inarrestabile.
Tutto ha avuto inizio il 4 maggio 1954, quando nella miniera di Ribolla, gestita dalla società Montecatini, si verificò una devastante esplosione di grisù a 260 metri di profondità. Quarantatré minatori persero la vita a causa dell'onda d'urto, delle ustioni e dell'inalazione di gas. La miniera venne chiusa e tutti i lavoratori furono licenziati. Il processo che seguì si concluse nel 1958 con l'assoluzione dei dirigenti della Montecatini, che i giudici definirono una «tragica fatalità». Da quel giorno, i paesi cresciuti attorno all'attività mineraria — Ribolla, Roccasecca e soprattutto Tatti, che contava fino a mille abitanti — si spopolarono rapidamente. Il borgo medievale, arroccato sulla montagna con una vista unica sulla Maremma, si avviò a diventare un paese fantasma, con poche centinaia di persone rimaste, per lo più agricoltori.
La svolta arrivò all'inizio degli anni Novanta, quando Ruedi Gerber, perdendosi nelle campagne maremmane, si imbatté in una casa semidiroccata a due chilometri da Tatti. La acquistò, la ristrutturò e iniziò a frequentare il borgo, conoscendo tutti i duecento abitanti e diventandone amico. Il suo sogno, inizialmente, era semplice: avere una piscina. Per ottenere il permesso di costruirla, doveva trasformare la sua tenuta in agriturismo. Piantò quindi delle viti su due ettari di campi, ma, come spiega lui stesso, «da svizzero cresciuto con l'idea che bisogna essere seri e non fare i furbi», decise di realizzare davvero un agriturismo. Nacque così Sequerciani, nome che richiama le sei querce presenti in passato nella tenuta.
Gerber coinvolse gli abitanti di Tatti in un progetto ambizioso: piantò molti tipi di vite, realizzò vasche artificiali per l'irrigazione, scavò la roccia per ricavare ambienti, trasformò le stalle in residenze per artisti e in una struttura ricettiva, e la rimessa degli attrezzi in un ristorante. Sotto terra creò un ambiente avveniristico per la fermentazione e l'imbottigliamento del vino. Il risultato è stato una rinascita completa del borgo: dal 2011 a oggi, con il supporto economico del regista, hanno riaperto il ristorante-bar «Il Barrino», il «circoletto» e un negozio di alimentari chiamato «Le massaie esaurite». Gerber ha anche aperto un bed-and-breakfast a Palazzo Gramsci e sta per realizzare un albergo «condiviso» poco sopra Tatti, una megastruttura ricettiva per tutte le tasche, dal boutique hotel al residence, con l'idea che i turisti interagiscano con i residenti, trasformando il borgo in una sorta di «villaggio globale».
Oggi a Tatti non ci sono più case in vendita e i giovani stanno tornando. Il documentario «Tatti, paese di sognatori», prodotto da Zas Film Ag e distribuito da Lo Scrittorio, girerà quest'estate per la Toscana e potrebbe approdare su una piattaforma streaming o in televisione. «Mi sono innamorato di questo paese nel primo momento che l'ho visto», racconta Gerber. «Quando hai trovato un amore, può essere anche una persona, tienilo, sviluppalo, non lasciare andare. Il mio scopo non era di guadagnare tanto e dopo andare via. È uno sviluppo eterno che continua, continua la vita». Il regista sottolinea lo spirito speciale di Tatti, un paese che accetta i nuovi arrivati, e spera che la sua storia possa essere un esempio per altri borghi italiani in difficoltà.