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Orari scolastici assurdi: lezioni fino alle 18 e genitori in rivolta
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Orari scolastici assurdi: lezioni fino alle 18 e genitori in rivolta

Il nuovo anno scolastico in Polonia porta con sé orari impraticabili per gli studenti: lezioni che iniziano prima delle 7 o terminano dopo le 18. Genitori ed esperti denunciano il sovraccarico e la mancanza di tempo per l'infanzia.

Aggiornato 04 Set, 06:044 min
Orari scolastici assurdi: lezioni fino alle 18 e genitori in rivolta
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Il nuovo anno scolastico in Polonia porta con sé orari impraticabili per gli studenti: lezioni che iniziano prima delle 7 o terminano dopo le 18. Genitori ed esperti denunciano il sovraccarico e la mancanza di tempo per l'infanzia.

Il nuovo anno scolastico in Polonia si apre all'insegna della protesta. Molti genitori hanno pubblicato sui social gli orari dei propri figli, mostrando situazioni al limite dell'assurdo: sveglie prima delle sette del mattino o lezioni che si concludono dopo le diciotto. La reazione delle famiglie non si è fatta attendere, con un coro di critiche che coinvolge anche esperti di pedagogia e psicologia.

«Lekcji o 18:00 po prostu być nie powinno» (Le lezioni alle 18:00 semplicemente non dovrebbero esserci), scrivono i genitori sui forum e nei gruppi dedicati all'istruzione. Il problema non riguarda casi isolati, ma sembra essere diventato sistemico. Le scuole, spesso sovraffollate e con organici ridotti, sono costrette a distribuire le ore di lezione su fasce orarie molto ampie per far fronte al numero crescente di studenti e alla carenza di aule e insegnanti.

Il risultato è che molti ragazzi vivono una giornata spezzata, con lunghe attese tra una lezione e l'altra o, al contrario, con orari compressi che iniziano all'alba. «Abbiamo perso il confine tra apprendimento e sovraccarico», denunciano i genitori. Gli esperti intervistati dai media locali concordano: un ritmo simile incide negativamente sulla concentrazione, sul rendimento scolastico e, soprattutto, sulla salute psicofisica dei minori.

La questione solleva un interrogativo più ampio sul modello educativo attuale. I bambini e i ragazzi polacchi, come molti loro coetanei europei, trascorrono a scuola un numero di ore tra i più alti del continente. A questo si aggiungono i compiti a casa e le attività extrascolastiche, spesso considerate indispensabili per una formazione completa. Il risultato è che la giornata di uno studente può facilmente superare le otto ore, un carico paragonabile a quello di un adulto lavoratore.

«Dove finisce il tempo per l'infanzia?», si chiedono i genitori. Il dibattito, acceso sui social network, sta coinvolgendo anche le autorità locali e il ministero dell'Istruzione. Alcune amministrazioni comunali hanno già annunciato verifiche sulla distribuzione degli orari, mentre le associazioni dei genitori chiedono un intervento normativo che limiti l'inizio e la fine delle lezioni a fasce orarie più ragionevoli.

Non mancano, tuttavia, le voci di chi sottolinea la complessità della situazione. I dirigenti scolastici fanno notare che la gestione degli orari è vincolata da fattori oggettivi: la disponibilità delle aule, il numero di docenti e le risorse economiche. Senza un ripensamento strutturale del sistema, che preveda investimenti in edilizia scolastica e nuove assunzioni, il problema rischia di ripetersi anche nei prossimi anni.

Il malcontento, però, è destinato a crescere. Per molte famiglie, la questione non è solo logistica ma profondamente culturale: riguarda il valore da attribuire al tempo libero, al riposo e al gioco nella vita di un bambino. La scuola, avvertono gli psicologi, non dovrebbe trasformarsi in una fabbrica di nozioni, ma in un luogo di crescita. E crescere, per un bambino, significa anche avere tempo per sé, per la famiglia e per le proprie passioni.

Autore

Alessia Amato segue per Ascensio attualità, politica, economia, società e cultura. Il suo lavoro si concentra su verifica, contesto e spiegazioni chiare per i lettori.