Dal 15 luglio 2026, salvo obiezioni dell'ultima ora da Bruxelles, l'Italia potrà finalmente applicare le nuove regole contro la shrinkflation, il fenomeno per cui le confezioni di prodotti alimentari e di largo consumo si riducono mentre il prezzo resta invariato. La data segna la scadenza del termine di tre mesi concesso all'Unione europea per sollevare rilievi sullo schema di decreto legislativo notificato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy lo scorso 15 aprile. Se non arriveranno osservazioni formali, il provvedimento sarà considerato approvato secondo la procedura europea di notifica, come ha ricordato il Codacons in una nota diffusa nelle ultime ore.

La questione riguarda un'abitudine ormai familiare sugli scaffali dei supermercati: biscotti da 300 grammi che diventano da 280, flaconi più leggeri, confezioni ridisegnate per sembrare uguali ma con meno contenuto. Per i consumatori, il problema è semplice: il prezzo al dettaglio non scende in modo proporzionale, e spesso il cambiamento si nota solo dopo l'acquisto. Il nuovo decreto, intitolato «Misure di contrasto alle prassi commerciali di riporzionamento dei prodotti preconfezionati», mira a garantire maggiore trasparenza, ma lo fa con un meccanismo diverso rispetto a quello inizialmente previsto.

Il percorso normativo è stato travagliato. Il primo intervento risale al 2024, quando con il Ddl concorrenza il governo aveva modificato il Codice del consumo introducendo l'articolo 15-bis. Quella norma imponeva, per un periodo limitato, un'indicazione in etichetta nei casi in cui un prodotto fosse stato ridotto nella quantità senza una corrispondente diminuzione del prezzo. La dicitura prevista era chiara: «Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X rispetto alla precedente quantità». L'obiettivo era informare il consumatore nel momento decisivo, cioè davanti al prodotto. Tuttavia, proprio quella impostazione ha aperto un fronte con Bruxelles: secondo la Commissione europea, l'Italia avrebbe dovuto notificare preventivamente la misura, perché incideva sulle regole tecniche applicabili ai prodotti commercializzati nel mercato unico.

Nel marzo 2025, l'Ue ha avviato una procedura d'infrazione contro l'Italia per non aver rispettato la direttiva sulla trasparenza del mercato unico. A quel punto, l'esecutivo ha scelto di riscrivere la norma, passando da un obbligo diretto in etichetta a un meccanismo più centrato sulla comunicazione lungo la filiera commerciale. Il 15 aprile 2026, il Mimit ha notificato alla Commissione il nuovo testo, che ora attende il via libera definitivo. In assenza di rilievi entro il 15 luglio, il decreto potrà entrare nella fase applicativa.

Il Codacons accoglie il possibile via libera con prudenza, ma critica il contenuto del decreto. Secondo l'associazione dei consumatori, le nuove disposizioni contro la shrinkflation risultano «annacquate e poco incisive», perché non prevedono più l'obbligo per i produttori di avvisare in modo visibile il cliente direttamente sulla confezione. Sparisce, dunque, la frase esplicita sul calo della quantità, sostituita da un sistema di informazioni tra produttori, distributori e rivenditori. Il nuovo schema coinvolge sia i punti vendita fisici sia il commercio online, chiamando la filiera a trasmettere le informazioni sui prodotti «riporzionati». Resta da capire, in concreto, come il consumatore verrà informato al momento dell'acquisto: con cartelli a scaffale, comunicazioni digitali, schede prodotto aggiornate o altri strumenti. Su questo, il testo lascia margini applicativi che saranno decisivi.

La partita, quindi, non è chiusa. Dal 15 luglio l'Italia potrà muoversi dentro un quadro più sicuro sul piano europeo, ma l'efficacia delle nuove regole dipenderà dalla loro applicazione nei supermercati, nei negozi e sulle piattaforme di vendita. Per i consumatori, la domanda resta la stessa di sempre: capire se stanno pagando lo stesso prezzo per una confezione che, nel frattempo, è diventata più piccola. Il fenomeno della shrinkflation, infatti, non è nuovo e ha riguardato negli ultimi anni numerosi prodotti, dai biscotti ai detersivi, passando per snack e bevande. Le associazioni dei consumatori continuano a chiedere maggiore trasparenza, mentre il governo punta a un equilibrio tra tutela del cliente e rispetto delle regole del mercato unico europeo.