L'aumento del costo del denaro deciso dalla Banca Centrale Europea ha acceso un acceso dibattito al Cnpr Forum, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili. Durante l'incontro, intitolato «La BCE aumenta il costo del denaro: quale futuro per famiglie e imprese?», esponenti politici di diverse forze e professionisti del settore hanno espresso opinioni contrastanti sugli effetti della stretta monetaria, con particolare attenzione alle ricadute su famiglie e piccole e medie imprese italiane.

Il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo ha criticato duramente la decisione della BCE, sottolineando come l'aumento dei tassi stia erodendo la ricchezza reale e il potere d'acquisto di famiglie e imprese. «A pagare il conto è soprattutto la classe media, che per noi resta un segmento di riferimento fondamentale per la produttività e la ricchezza del Paese. Indebolirla è un errore fatale», ha dichiarato Cattaneo, aggiungendo che la stretta pesa in modo particolare sull'indebitamento delle PMI, di cui l'Italia è particolarmente ricca rispetto al resto d'Europa. Il deputato ha inoltre evidenziato come gli Stati Uniti, in una situazione analoga, non abbiano adottato una decisione così restrittiva, sostenendo che l'Unione Europea avrebbe potuto e dovuto essere più prudente. Cattaneo ha poi ricordato gli sforzi del governo italiano per sostenere famiglie e imprese, citando il taglio del cuneo fiscale, il rilancio dei fringe benefit e dei voucher sociali, e i dati positivi sull'occupazione.

In netto contrasto, la parlamentare del Partito Democratico Maria Cecilia Guerra ha difeso la scelta della BCE, definendola tecnicamente prudente. «La variazione dei tassi è stata minima», ha affermato Guerra, spiegando che la decisione è stata guidata dalla necessità di monitorare l'inflazione interna, in particolare per quanto riguarda i costi dei servizi. La deputata ha sottolineato che altre banche centrali hanno adottato aumenti molto più significativi rispetto all'Europa. Tuttavia, Guerra ha espresso preoccupazione per gli effetti sulle famiglie, evidenziando come il rallentamento dei consumi abbia preceduto l'aumento dei tassi, a causa dell'inflazione che colpisce soprattutto le famiglie più povere. Ha inoltre segnalato la forte compressione dei salari in Italia, ancora 9 punti sotto il livello pre-pandemico, come motivo di ulteriore preoccupazione.

Critica anche la posizione di Laura Cavandoli, esponente della Lega, che ha definito la scelta della BCE «tecnicamente sbagliata» perché adottata senza una piena valutazione del contesto geopolitico. «Quando inflazione e crisi economiche derivano da tensioni geopolitiche, non possono essere affrontate con il solo aumento dei tassi», ha dichiarato Cavandoli, sottolineando come l'incremento dello 0,25% su mutui e prestiti riduca il potere d'acquisto delle famiglie e la liquidità delle imprese. La deputata ha riconosciuto gli strumenti introdotti dal governo, come il Fondo di garanzia per le PMI, la Nuova Sabatini e Transizione 5.0, ma ha avvertito che gli effetti delle decisioni della BCE restano difficili da gestire e potrebbero non bastare a contenere l'inflazione europea.

Marco Grimaldi, deputato di Avs, ha posto l'accento sulla necessità di rafforzare il potere d'acquisto dei salari, criticando l'aumento dei tassi come una scelta «assurda» che penalizza le piccole e medie imprese e rischia di far saltare investimenti e acquisti. Grimaldi ha denunciato la spinta inflattiva generata dalle grandi corporazioni, in particolare quelle petrolifere e delle multi-utilities, e ha sottolineato come il sistema economico italiano sarebbe in piena recessione senza i fondi del Pnrr. «Abbiamo vissuto 36 mesi di fila di calo della produzione», ha ricordato, chiedendo politiche che favoriscano investimenti nei settori giusti e rafforzino il potere d'acquisto dei salari per far ripartire i consumi.

Il punto di vista dei professionisti è stato espresso da Pasqua Borracci, commercialista e revisore legale, che ha riconosciuto come il rialzo dei tassi, pur essendo considerato tecnicamente corretto per contrastare l'inflazione, rischi di avere effetti pesanti su famiglie e aziende. «L'aumento del costo del credito rende più onerosi prestiti e finanziamenti, riducendo i consumi e frenando gli investimenti, soprattutto delle piccole imprese», ha spiegato Borracci, sottolineando la necessità di accompagnare la politica monetaria con interventi mirati a sostegno dell'economia reale. Le conclusioni del dibattito sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell'Istituto nazionale Esperti contabili, che ha ribadito l'importanza di un approccio equilibrato per affrontare le sfide economiche attuali.