Una tempesta finanziaria partita da Wall Street ha investito i mercati globali, colpendo duramente il settore dei semiconduttori e provocando ribassi diffusi in Europa e negli Stati Uniti. L'indice Philadelphia Semiconductor è entrato formalmente in territorio ribassista, perdendo oltre il 20% rispetto ai massimi di giugno, mentre il Nasdaq ha registrato un calo del 2,4% nelle contrattazioni di giovedì. La correzione ha bruciato miliardi di dollari di valore e ridisegnato la geografia delle Big Tech: Nvidia ha perso la vetta della capitalizzazione globale, superata da Apple che torna in cima a quota 4.880 miliardi di dollari.

L'ondata di vendite ha contagiato l'Asia e poi l'Europa. A Piazza Affari la seduta si è chiusa in calo dello 0,94%, appesantita dai netti ribassi di Stmicroelectronics (-4%) e Prysmian (-4,5%). Nel resto del Vecchio Continente i listini si sono mossi in territorio negativo, ad eccezione di Londra che ha tenuto nella giornata della nomina di Andy Burnham a Primo ministro. A frenare i ribassi non è bastato il pur favorevole dato sull'inflazione dell'Eurozona, scesa a giugno al 2,8%, mentre l'acuirsi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran continua a surriscaldare i prezzi del greggio.

Secondo gli analisti, dietro la correzione non si nasconderebbe lo scoppio di una bolla speculativa legata all'intelligenza artificiale, quanto un fisiologico riallineamento delle valutazioni. Antonio Tognoli, responsabile macroeconomia di Cfo Sim, ha spiegato che siamo davanti a un normale riequilibrio del mercato: «I costi elevati, insieme al crollo del rapporto tra prezzi e utili, stanno aumentando il profilo di rischio dei titoli tecnologici. Se l'anno scorso il loro multiplo era di circa 35 volte, oggi è sceso intorno ai 20, avvicinandosi al mercato generale. Gli investitori stanno ruotando i portafogli verso altri comparti senza più sovrappesare il tech, una tendenza confermata dal fatto che l'indice S&P 500 Equal Weight sta sovraperformando la versione classica».

Tognoli ha aggiunto che questo riallineamento potrebbe costare ai titoli tecnologici una perdita complessiva compresa tra il 15 e il 20%, livelli strutturali che poi favoriranno il rientro dei flussi finanziari. Sullo sfondo restano le incognite macroeconomiche, aggravate dai venti di guerra. Nell'ultimo bollettino economico, Bankitalia ha certificato come la crisi in Iran abbia peggiorato le prospettive di crescita. Per l'Italia, l'impatto dello shock energetico spingerà l'inflazione al consumo al 3,1% nella media di quest'anno, prima di una convergenza verso l'obiettivo del 2% nel prossimo biennio.

La tempesta sui semiconduttori rappresenta la peggiore settimana per il settore dall'aprile dello scorso anno, quando i dazi commerciali innescarono il pesante sell-off del cosiddetto «giorno di liberazione». Il nervosismo degli investitori è alimentato anche dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che continuano a tenere alta la volatilità sui mercati energetici. Nonostante il contesto difficile, gli esperti sottolineano che il movimento in corso è principalmente tecnico e non legato a fondamentali deteriorati, suggerendo che una volta completato il riallineamento, i flussi finanziari potrebbero tornare verso il settore tecnologico.