La Sicilia sta vivendo una fase di sviluppo economico senza precedenti, che la porta da ultima della classe a modello di efficienza. Secondo il report di TEHA Group (The European House-Ambrosetti), presentato a Palermo dal managing partner Valerio De Molli, l'isola ha registrato una crescita del Pil del 9,3% tra il 2019 e il 2024, il secondo miglior risultato in Italia. Il valore aggiunto è aumentato del 10,2%, superando sia la media nazionale sia quella del Mezzogiorno. Questi numeri, illustrati a istituzioni, imprese e stakeholder, raccontano una trasformazione che sta modificando la percezione della regione a livello nazionale e internazionale.

Il mercato del lavoro mostra performance altrettanto rilevanti. Il tasso di occupazione è cresciuto di 5,6 punti percentuali, il dato più elevato del Paese. In particolare, aumentano l'occupazione femminile e quella giovanile, segnali che, secondo l'analisi di TEHA, testimoniano una maggiore capacità del sistema economico regionale di creare opportunità e generare fiducia. «La Sicilia sta vivendo una fase di sviluppo economico particolarmente significativa, che la colloca oggi tra le realtà più dinamiche del Paese», ha osservato De Molli. «In un contesto in cui l'intero Mezzogiorno cresce più della media nazionale, la Regione si distingue per la capacità di combinare crescita economica, occupazionale e produttiva».

Un altro indicatore chiave è il miglioramento della finanza regionale. Dopo oltre un decennio caratterizzato da pesanti disavanzi, nel 2024 la Regione Siciliana ha registrato un avanzo di amministrazione di 2,15 miliardi di euro. Per De Molli, questo elemento contribuisce ad accrescere la credibilità dell'istituzione regionale e la capacità di programmare interventi di lungo periodo, rafforzando la fiducia degli investitori. La gestione virtuosa delle risorse pubbliche è vista come un fattore abilitante per attrarre capitali privati e sostenere progetti strategici.

Uno dei passaggi centrali dell'analisi riguarda la capacità della Sicilia di attrarre nuovi investimenti. Dal 2021, anno di avvio dell'iniziativa Verso Sud, il gruppo di lavoro TEHA ha censito nell'isola investimenti nuovi o incrementali per oltre 126 miliardi di euro entro il 2030, con un impatto occupazionale stimato in oltre 460mila nuovi posti di lavoro. «È una massa di risorse particolarmente rilevante, che testimonia la crescente attrattività della Regione e la sua capacità di intercettare progettualità strategiche di lungo periodo», ha sottolineato De Molli. Dalla microelettronica all'energia, dalla logistica all'agroalimentare, numerosi gruppi nazionali e internazionali hanno rafforzato o programmato la propria presenza in Sicilia. Tra i principali investimenti figurano quelli di STMicroelectronics, Enel, Edison, Eni, ERG, Greenit, Amazon, Ryanair, Fincantieri e MSC.

Un fattore che ha contribuito a rafforzare questa attrattività è il processo di semplificazione amministrativa avviato dal governo regionale. In particolare, la riforma della Commissione tecnico-specialistica (Cts), l'organismo chiamato a esprimere i pareri sulle autorizzazioni ambientali, ha consentito di accelerare significativamente i processi decisionali, riducendo i tempi delle procedure e offrendo maggiori certezze agli investitori. Nel solo 2025 la Cts ha rilasciato 865 pareri positivi, consentendo l'avvio di interventi per oltre 7 miliardi di euro di investimenti. Un risultato che testimonia come la tutela dell'ambiente e lo sviluppo economico possano procedere insieme, favorendo nuovi insediamenti produttivi e il rafforzamento della competitività del territorio.

Nel corso della presentazione del report, De Molli ha evidenziato anche le principali sfide che attendono l'isola, a partire dal tema demografico. «La Sicilia si trova oggi davanti a un quadro per certi versi paradossale: le principali sfide che ne condizionano lo sviluppo coincidono anche con alcune delle sue maggiori leve di crescita», ha spiegato. «La vera ricchezza del territorio risiede nei giovani, nella loro propensione all'imprenditorialità innovativa, nella rete infrastrutturale e nelle forti vocazioni strategiche del tessuto produttivo regionale». In questa prospettiva si inseriscono le nuove politiche regionali dedicate alla formazione, all'innovazione e al South Working, finalizzate ad attrarre e trattenere capitale umano qualificato.

La lettura proposta da TEHA individua nell'energia e nelle infrastrutture due degli asset strategici destinati a ridefinire il ruolo della Sicilia nel Mediterraneo. L'isola è oggi tra le aree italiane con il maggiore potenziale nelle energie rinnovabili e può assumere una funzione centrale nelle future reti energetiche euro-mediterranee. A ciò si affianca una stagione di investimenti infrastrutturali senza precedenti, che riguarda ferrovie, strade, porti e grandi opere strategiche. La conclusione alla quale conduce l'analisi è che il cambiamento in atto non riguarda soltanto i dati economici, ma la reputazione stessa della Sicilia. «Il Mezzogiorno non deve più essere considerato una periferia economica, ma il baricentro delle strategie di sviluppo del Mediterraneo», ha affermato De Molli. «E la Sicilia rappresenta uno dei territori con il maggiore potenziale di crescita all'interno di questa nuova visione».