Il giornalista e leader politico Mario Adinolfi, fondatore del Popolo della Famiglia, è stato posto agli arresti domiciliari a Roma su richiesta della Procura capitolina. L'operazione, eseguita nelle prime ore dell'8 luglio 2026 dalla Guardia di Finanza, si inserisce in un'inchiesta che contesta all'indagato i reati di truffa, evasione fiscale, abusivismo finanziario ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio. Al centro delle indagini c'è un sistema denominato «Betting Group» o «Scommessa Collettiva», un meccanismo di raccolta fondi legato alle scommesse sportive che, secondo gli inquirenti, avrebbe attirato numerosi risparmiatori con la promessa di guadagni facili e garantiti.
L'indagine, coordinata dalla Procura di Roma, è partita dopo una serie di denunce presentate da persone che avevano affidato somme di denaro ad Adinolfi. Alcuni versamenti, secondo gli atti finora resi noti, avrebbero superato i 100 mila euro per singola vittima. Gli investigatori descrivono un sistema in cui i partecipanti venivano indotti a consegnare «ingenti somme di denaro» per acquistare quote di partecipazione, con la promessa di ritorni elevati basati su presunti algoritmi e strategie di gioco presentate come sicure. In molti casi, le somme non sarebbero state restituite, o sarebbero tornate solo in parte, senza la remunerazione prospettata.
La promozione del sistema avveniva anche attraverso i social network, ampliando la platea dei potenziali aderenti. Questo aspetto ha portato la Procura a contestare non solo la truffa, ma anche l'esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio e l'abusivismo finanziario, spostando il caso dal semplice rapporto tra privati a un'ipotesi di attività organizzata e non autorizzata. Gli accertamenti patrimoniali condotti dalla Guardia di Finanza hanno riguardato le movimentazioni bancarie dell'ultimo quinquennio, dalle quali sarebbe emersa una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro sui conti riconducibili all'indagato.
Solo una parte di quelle somme, sostengono gli investigatori, risulterebbe effettivamente collegata ad attività di scommesse sportive. La parte restante sarebbe stata destinata ad altri utilizzi: trasferimenti verso terzi, spese personali, acquisti di beni di valore. Nella nota della Guardia di Finanza vengono citati, tra gli altri, orologi, lingotti, monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per viaggi. È in questo quadro che si inserisce anche la contestazione di evasione fiscale, quantificata in circa 400 mila euro. Gli inquirenti ritengono che parte dei proventi non sia stata dichiarata al fisco.
Le ipotesi di reato contestate a Mario Adinolfi comprendono dunque truffa, evasione fiscale, abusivismo finanziario ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio. La misura degli arresti domiciliari è stata disposta nell'ambito dell'indagine della Procura di Roma, che ha ritenuto necessari approfondimenti sui flussi di denaro e sulla posizione delle persone che hanno presentato denuncia. Nei prossimi giorni potranno arrivare i primi passaggi davanti al giudice, a partire dall'interrogatorio di garanzia, durante il quale l'indagato avrà la possibilità di rispondere alle contestazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere.
Sarà anche l'occasione per la difesa di chiarire la natura della «Scommessa Collettiva», la destinazione delle somme ricevute e i rapporti con i soggetti che hanno aderito al progetto. Il caso, per il profilo pubblico di Adinolfi e per le cifre indicate dagli investigatori, è destinato ad avere un impatto anche sul piano politico. Al momento, però, il terreno resta quello giudiziario: una raccolta da milioni di euro, decine di posizioni da verificare e una domanda concreta che gli inquirenti stanno cercando di chiudere con i documenti acquisiti. Dalla difesa, nelle prime ore successive all'esecuzione della misura, non risultano dichiarazioni pubbliche dettagliate.