Jannik Sinner ha dominato Novak Djokovic nella semifinale di Wimbledon, imponendosi con un perentorio 6-4, 6-4, 6-4 in un'ora e 29 minuti di gioco. Il numero uno al mondo ha messo a segno 39 colpi vincenti, di cui 18 ace, dimostrando una superiorità tecnica e tattica che non ha lasciato scampo al sette volte campione del torneo londinese. Con questa vittoria, l'altoatesino conquista per il secondo anno consecutivo l'accesso alla finale dei Championships, dove domenica alle 17 affronterà il tedesco Sascha Zverev.

La partita ha evidenziato fin dai primi scambi una netta differenza di passo e intensità. Sinner, dopo aver utilizzato i primi cinque match del torneo per ritrovare fiducia e adattarsi all'erba, si è presentato sul Centre Court in versione rullo compressore. «Devo alzare il livello», aveva dichiarato l'azzurro dopo alcuni turni iniziali non brillantissimi. E così è stato: al servizio è risultato inavvicinabile, chirurgico da fondo campo e sempre un passo avanti nelle traiettorie. Djokovic, reduce dalla maratona di oltre cinque ore contro Auger-Aliassime, ha provato a fare affidamento sull'esperienza e sull'orgoglio, ma non è bastato contro un avversario in stato di grazia.

L'equilibrio è durato fino al nono game del primo set. Sul 4-4, Sinner ha sprecato la prima palla break con uno smash in rete, ma sulla seconda occasione ha trovato un passante di rovescio millimetrico che ha sorpreso il serbo, lanciato a rete. Quel colpo ha aperto la crepa decisiva: Jannik ha chiuso il parziale 6-4 in 40 minuti, concedendo appena quattro punti al servizio. Il secondo set ha ricalcato lo stesso copione: Sinner ha continuato a comandare, Djokovic a sopravvivere. Sul 3-3, l'azzurro ha trasformato una palla break con una palla corta perfetta, poi ha consolidato il vantaggio con tre ace consecutivi, chiudendo ancora 6-4.

Nel terzo set, Sinner è partito con un break immediato. Djokovic ha avuto un ultimo sussulto sul 2-1, quando si è procurato la prima palla break dopo quasi due ore di gioco, ma l'azzurro l'ha cancellata con un ace e ha chiuso il game con servizio e smash. Da quel momento, il set è scivolato verso il terzo 6-4, sigillato da due ace. «Bellissimo tornare in finale, c'è stata una bellissima atmosfera fin dal primo giorno», ha commentato Sinner a caldo. «Novak è ancora un'ispirazione per noi delle nuove generazioni. Abbiamo sempre avuto partite lottate, ho dovuto fare qualche aggiustamento rispetto all'Australia. Ho cercato di essere aggressivo e servire bene contro il miglior ribattitore del circuito, mischiando le carte».

Djokovic, dal canto suo, ha accettato la sconfitta senza cercare alibi. «Perdere in tre set dal numero uno al mondo, dal giocatore più forte, è la realtà e devo accettarla», ha dichiarato in conferenza stampa il serbo, che ha anche riconosciuto: «Ero il migliore in risposta, adesso non lo sono più». Parole che suonano come un passaggio di testimone tra due generazioni del tennis mondiale. Sinner, con la sua economia di gioco e la capacità di soffocare l'avversario, sembra aver definitivamente scalzato Djokovic dal trono sull'erba londinese.

Domenica, alle 17, l'azzurro affronterà Sascha Zverev, salito al numero due del ranking mondiale dopo aver fermato la favola britannica di Arthur Fery in tre set. Il tedesco, rinvigorito dal trionfo di Parigi, insegue il primo titolo in carriera sull'erba. Per Sinner, invece, si apre la possibilità di diventare il decimo giocatore nella storia a vincere Wimbledon per due anni consecutivi. Considerando la prestazione mostrata contro Djokovic, partire favorito è un eufemismo: il Sinner visto sul Centre Court ha superato definitivamente il maestro sul terreno che più di ogni altro custodisce il mito di questo sport.