La qualificazione del Marocco ai quarti di finale del Mondiale americano, ottenuta con un netto 3-0 contro il Canada a Houston, ha scatenato una nuova ondata di violenza nelle principali città europee. Da Londra a Rotterdam, passando per i quartieri di Torino, Milano e Bologna, gruppi di tifosi hanno messo in atto scene di devastazione che le autorità faticano a contenere. Il fenomeno, lungi dall'essere un semplice eccesso di tifo, assume i contorni di una sfida all'ordine pubblico che mette in luce le fragilità dei modelli di integrazione in Europa.
Particolarmente critica la situazione a Torino, dove il quartiere Barriera di Milano è stato teatro di scontri violenti. A partire da via Giulio Cesare, bande di giovani hanno preso di mira auto e passanti lanciando fuochi d'artificio ad altezza uomo, provocando il blocco totale del traffico e il terrore tra i residenti. L'episodio solleva interrogativi sulla gestione della sicurezza da parte dell'amministrazione comunale, già alle prese con altre emergenze legate a gruppi antagonisti e baby gang. Scene simili si sono registrate a Roma, dove da settimane si segnalano assalti nella zona del Colosseo, indipendentemente dalle partite di calcio.
Nei Paesi Bassi, le autorità avevano predisposto un imponente dispiegamento di forze dell'ordine, con polizia antisommossa, unità cinofile e agenti a cavallo, per presidiare i quartieri più a rischio di Amsterdam, Rotterdam e Utrecht. Nonostante le precauzioni, il bilancio finale parla di furgoni della polizia assaltati, auto private incendiate e petardi lanciati contro gli agenti. Una scia di violenza che non sorprende, ma che segue il copione già visto durante i Mondiali del 2022 in Qatar, quando la corsa del Marocco si fermò in semifinale contro la Francia, lasciando dietro di sé danni pesantissimi nelle piazze europee: atti di vandalismo, feriti, negozi spaccati e scontri durissimi con le forze dell'ordine, con protagonisti immigrati di seconda, terza e quarta generazione.
Ora che le due nazionali stanno per affrontarsi di nuovo nei quarti di finale, in programma giovedì alle 22, la preoccupazione tra sindaci e governi aumenta di ora in ora. In Francia, alcune amministrazioni locali hanno deciso di rompere gli indugi. A Tolosa, il sindaco Jean-Luc Moudenc ha introdotto un coprifuoco totale per i ragazzi sotto i 16 anni che girano da soli, in vigore dalle 22 alle 5 del mattino ogni volta che si giocherà una partita considerata a rischio. Una decisione che dimostra il clima di tensione e che molte altre città francesi potrebbero imitare a breve.
In Italia, il tentativo di arginare il fenomeno passa attraverso l'applicazione del Decreto Caivano, varato dal governo nel 2023. Il provvedimento estende l'uso del Daspo urbano, il divieto di frequentare zone come stazioni, piazze e parchi, anche ai ragazzini dai 14 anni in su, con l'obiettivo di contrastare sia il fenomeno dei cosiddetti maranza che quello delle baby gang. La misura arriva dopo episodi che hanno scosso l'opinione pubblica, come la notte di violenza a Parigi il 31 maggio 2026, quando la festa per la vittoria del Paris Saint-Germain in Champions League contro l'Arsenal si è trasformata in un disastro per l'ordine pubblico: un morto, più di 200 feriti e oltre 400 arresti.
Un assaggio di ciò che potrebbe accadere lo si è avuto anche a Milano nel 2023, con la Darsena trasformata in un campo di battaglia dopo la sfida europea tra Milan e Psg. Gli ultrà parigini, dopo lo smantellamento della storica Kop of Boulogne, attingono ormai dalla Virage Auteuil, una curva multietnica e specchio delle periferie parigine. Tra coloro che sosterranno tanto la Francia quanto il Marocco, ma soprattutto la smania di scontri, ci saranno molti di loro, pronti a replicare le stesse scene insieme ai gruppi di Lione o Marsiglia.
Il quarto di finale tra Francia e Marocco smette così di essere solo una partita di calcio. Diventa un test decisivo per capire se le città europee siano ancora in grado di garantire la sicurezza o debbano rassegnarsi a diventare ostaggio di bande violente. La posta in gioco è alta, e le misure adottate finora sembrano non bastare a contenere un fenomeno che affonda le radici in un fallimento più ampio dei progetti di integrazione.