Donald Trump ha confermato di aver parlato con il presidente della Fifa Gianni Infantino in merito alla sospensione della squalifica dell'attaccante statunitense Folarin Balogun, scatenando una bufera internazionale a poche ore dalla sfida degli ottavi di finale dei Mondiali tra Stati Uniti e Belgio. Il presidente americano, in dichiarazioni alla stampa, ha definito l'arbitro «un po' sospetto» e ha lasciato intendere che, in caso di vittoria belga, potrebbe parlare di «partita truccata», paragonando l'episodio alle elezioni del 2020.
La vicenda ha origine dal cartellino rosso mostrato a Balogun durante i sedicesimi di finale contro la Bosnia. La Commissione Disciplinare della Fifa aveva inizialmente squalificato l'attaccante per una giornata, ma successivamente ha attivato l'articolo 27 del regolamento, una norma utilizzata in casi eccezionali o per scambi di persona, consentendo a Balogun di scendere in campo contro il Belgio. Una decisione definita «un unicum nella storia del calcio» e che ha immediatamente sollevato dubbi sulla regolarità della competizione.
Trump ha dichiarato: «Sì, ho parlato con Gianni, è un uomo altamente rispettato. Non era un fallo: l'arbitro è un po' sospetto, se guardiamo al suo passato. Ha preso una decisione incredibile». Il presidente ha poi cercato di ridimensionare le proprie affermazioni, sostenendo di non aver avuto «nulla a che fare con la decisione» e di aver solo chiesto una revisione perché «non ha fatto nulla di sbagliato». Tuttavia, le sue parole non hanno convinto gli osservatori, che vedono in questa ammissione una prova dell'influenza esercitata dalla Casa Bianca sulla Fifa.
Le reazioni non si sono fatte attendere. La Federcalcio belga (URBSFA) ha inviato una lettera alla Fifa per contestare la decisione, incaricando un membro della propria commissione d'appello di prendere una nuova decisione con urgenza. La Fifa ha però respinto il ricorso, definendolo «inammissibile» poiché la federazione belga «non era parte del procedimento». Il presidente della Figc, Giovanni Malagò, ha definito l'accaduto «un'eccezione clamorosa, oltre quello che erano le fantasie umane», sottolineando che «ammesso e non concesso che ci sia la più grande buona fede, non esiste nessuno che può credere a questa dinamica così indipendente, così laica, proprio perché questo è avvenuto a fronte di un'indicazione, segnalazione, suggerimento da parte di Trump».
Anche la Uefa ha condannato la decisione, affermando che la Fifa «ha oltrepassato il limite» e che si tratta di una «decisione ingiustificabile». L'organismo calcistico europeo ha espresso preoccupazione per l'integrità della competizione, mentre in tutto il mondo montano le polemiche. Infantino, dal canto suo, ha difeso l'operato della Commissione Disciplinare, dichiarando: «Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in modo autonomo, la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l'integrità del calcio e deve essere sempre rispettata». Ha poi aggiunto di aver ricevuto una telefonata da Trump, come accade con molti capi di Stato, ma ha sottolineato che le decisioni della Commissione a volte lo sorprendono, senza specificare se condivida o meno la scelta.
La partita tra Stati Uniti e Belgio, in programma alle 2 del mattino, si gioca ora in un clima di forte tensione. Trump ha dichiarato: «Se ci battono, potranno essere davvero orgogliosi. Se ci battono, dirò che è stata una partita truccata, proprio come furono truccate le elezioni del 2020. Ma non voglio entrare in questo argomento». Le sue parole hanno infiammato il dibattito, con molti che temono un ulteriore deterioramento della credibilità del calcio mondiale. La vicenda Balogun rischia di diventare un caso emblematico dei rapporti tra potere politico e sport, con la Fifa chiamata a difendere la propria autonomia di fronte a pressioni sempre più esplicite.