Renzo Ulivieri, da vent'anni presidente dell'Associazione Italiana Allenatori di Calcio (Aiac), ha acceso un acceso dibattito con le sue recenti dichiarazioni sulla Nazionale italiana. Intervenendo nel dibattito sulla crisi del calcio azzurro, Ulivieri ha sostenuto che «ci dovrebbe pensare anche la politica alla nostra Nazionale» e che «servono leggi e norme per adeguarci a un'idea mondiale della cittadinanza», proponendo di incentivare lo ius soli sportivo. Secondo Ulivieri, osservando le squadre straniere, in ognuna ci sono «5-6 neri» e ha lanciato una provocazione: «Se facessimo una squadra di tutti bianchi saremmo migliori della Francia?».

Le parole di Ulivieri hanno suscitato forti reazioni, soprattutto perché arrivano in un momento di profonda crisi per il calcio italiano. La Nazionale ha mancato la qualificazione a tre Mondiali consecutivi, venendo eliminata ai playoff da squadre come la Macedonia del Nord e la Bosnia, un risultato che molti considerano umiliante. Il problema, secondo molti osservatori, non è solo tecnico o legato al commissario tecnico, ma riguarda la qualità della materia prima: i vivai italiani producono sempre meno talenti di alto livello.

Ulivieri, che ha una lunga carriera da allenatore con esperienze in Serie A su panchine come Bologna, Napoli, Parma, Torino, Padova e Reggina, è anche un attivista politico di lunga data. Iscritto al Partito Comunista Italiano dagli anni Sessanta, è stato consigliere comunale e assessore a San Miniato, per poi passare al Pds, ai Democratici di Sinistra, al Pd, a Sinistra Ecologia Libertà e, più recentemente, a Potere al Popolo! e alla lista Toscana a Sinistra. La sua militanza politica, coerente e ininterrotta, lo ha portato a candidarsi anche al Senato e alle regionali toscane, senza mai essere eletto.

Di fronte alla crisi del calcio italiano, molti ritengono che Ulivieri avrebbe potuto affrontare temi più concreti e urgenti. Tra questi, la necessità di riformare un campionato a 20 squadre con tre retrocessioni, considerato noioso e poco competitivo, che spinge i club a pensare solo a non retrocedere invece di investire sui giovani. Altri punti critici includono la mancanza di strutture serie, tecnici qualificati e progetti a lungo termine per i vivai, nonché l'importanza di insegnare la tecnica di base ai bambini prima della tattica, per evitare di produrre giocatori mediocri.

La proposta di Ulivieri, invece, si è concentrata sulla necessità di adeguare le norme sulla cittadinanza per favorire l'ingresso di giocatori di colore in Nazionale, un tema che molti considerano secondario rispetto ai veri problemi del calcio italiano. «Se il presidente dell'Aiac, che rappresenta migliaia di allenatori e ha un peso importante nella Figc, sceglie di affrontare la crisi parlando di cittadinanza che si sta evolvendo e di ius soli sportivo, significa che se ne sta lontano dal tema vero: il pallone», si legge in un commento critico.

Il dibattito sollevato da Ulivieri, tuttavia, ha il merito di riportare l'attenzione su un problema strutturale del calcio italiano: la mancanza di un ricambio generazionale e di un sistema che valorizzi i talenti locali. Mentre la Nazionale continua a fallire gli appuntamenti più importanti, la Federazione e i club sono chiamati a una riflessione profonda sulle priorità, tra cui la necessità di investire nei vivai e di riformare il campionato per renderlo più competitivo e formativo per i giovani calciatori.

La polemica sulle dichiarazioni di Ulivieri si inserisce in un contesto più ampio di insoddisfazione per lo stato del calcio italiano, che ha visto la Nazionale perdere competitività a livello internazionale. Mentre alcuni sostengono che la soluzione possa passare attraverso un'apertura maggiore a giocatori di origine straniera, altri ritengono che il problema sia più profondo e riguardi la qualità della formazione e la gestione del sistema calcistico nel suo complesso.