L'impatto del caldo estremo sull'economia italiana è ormai una voce stabile nei bilanci di imprese e famiglie, con costi annuali stimati tra 6 e 12 miliardi di euro. A lanciare l'allarme è Confesercenti, che in un approfondimento del proprio ufficio economico presentato oggi a Roma ha definito le alte temperature una «tassa climatica» capace di pesare sull'intero sistema produttivo. Il presidente dell'associazione, Nico Gronchi, ha sottolineato come non si tratti più di un disagio stagionale, ma di una variabile strutturale che richiede risposte coordinate e non lasciate all'iniziativa dei singoli.

La stima, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, è costruita su più voci di spesa. La parte più consistente riguarda gli investimenti obbligati: climatizzatori più efficienti, fotovoltaico, schermature solari e interventi di riqualificazione energetica, per un valore compreso tra 2 e 4 miliardi di euro. A questi si aggiungono i maggiori costi dell'energia, stimati tra 2 e 3 miliardi, perché negozi, uffici e abitazioni devono raffrescare più a lungo, spesso già da giugno fino a settembre inoltrato. «Non è una sfida che si vince lasciando il problema all'iniziativa delle singole famiglie e imprese», ha spiegato Gronchi, chiedendo «interventi strutturali» da parte del governo.

Per le famiglie, la climatizzazione estiva vale oggi in media circa 150 euro l'anno, ma secondo le stime citate da Confesercenti potrebbe arrivare fino a 400 euro nel giro di pochi anni. Alla bolletta si aggiungono l'acquisto o la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo d'acqua e le spese sanitarie legate allo stress termico, soprattutto per anziani e persone fragili. Una coppia di pensionati in un appartamento esposto a sud, per fare un esempio concreto, non può più limitarsi a «tenere le finestre chiuse»: nelle ore centrali della giornata, il raffrescamento diventa una necessità. La stessa dinamica tocca le imprese di piccole dimensioni. Un bar o un negozio di vicinato che oggi sostiene circa 3.000 euro l'anno per raffrescare i locali, avverte l'associazione, potrebbe arrivare in breve tempo a 5.000-6.000 euro. Il problema non è solo la bolletta di luglio: c'è il costo iniziale degli impianti, la manutenzione, l'adeguamento dei locali, magari in un centro storico dove i vincoli edilizi complicano tutto. Per molte microimprese, osserva Confesercenti, questi investimenti diventano un ostacolo di capitale: necessari, ma difficili da sostenere.

Il caldo intenso incide anche sulla produttività del lavoro, con un costo stimato tra 1,5 e 3 miliardi di euro. Sopra i 35 gradi stabili, ricorda Confesercenti, la resa cala: aumentano errori, pause, assenze per malattia, mentre diminuisce la capacità di sostenere sforzi fisici prolungati. Nei cantieri, nei campi, nei magazzini o nelle consegne urbane, il problema si vede presto. Alle 13, con l'asfalto rovente e i furgoni fermi in doppia fila, i tempi si allungano e il lavoro cambia ritmo. I comparti più esposti sono edilizia, agricoltura, logistica, commercio ambulante e manutenzioni, insieme ai piccoli esercizi e al turismo all'aperto. Mercati rionali, dehors, chioschi, stabilimenti, servizi di trasporto: tutti devono fare i conti con turni modificati, spese aggiuntive e ore meno produttive. Se le giornate ad alto stress termico continueranno ad aumentare, avverte l'associazione, il Paese rischia di perdere migliaia di ore lavorate ogni anno, non tutte recuperabili e non senza costi.

Il caldo estremo modifica anche i consumi e pesa sul commercio, con perdite di fatturato stimate tra 1 e 2 miliardi di euro nei settori più vulnerabili. Nelle ore centrali, le alte temperature svuotano le strade: i clienti rinviano gli acquisti, cercano ambienti climatizzati o scelgono le piattaforme online. A guadagnare terreno sono i grandi contenitori commerciali con aria condizionata. A perdere, spesso, sono i negozi dei centri storici, i mercati e gli esercizi di prossimità, già sotto pressione per e-commerce e cambiamento delle abitudini di spesa. Cambiano anche le scelte nei negozi e nei ristoranti. Nel commercio moda, segnala Confesercenti, si riducono gli acquisti dei capi invernali più pesanti, penalizzati da stagioni fredde più brevi e da un calendario degli acquisti meno prevedibile. Nella ristorazione, invece, i dehors perdono attrattività nelle giornate più calde: il tavolino all'aperto, un tempo valore aggiunto, può diventare un problema tra mezzogiorno e metà pomeriggio. «Il caldo incide su investimenti, produttività, spesa e abitudini di consumo, anche turistiche», ha ammesso Gronchi, ribadendo che si tratta di una variabile economica ormai stabile, non più un episodio d'estate.