L'economia subacquea italiana ha un valore complessivo di 3,5 miliardi di euro, con 189 imprese censite e un capitale umano di oltre 25mila laureati. Sono i dati principali emersi dal primo Rapporto nazionale sulla Dimensione Subacquea Italiana, presentato al Senato su iniziativa della senatrice Simona Petrucci, presidente dell'Intergruppo Parlamentare sull'Economia del Mare. Il rapporto, realizzato dall'Osservatorio Nazionale sull'Economia del Mare (OsserMare) di Informare, con il contributo scientifico del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, in collaborazione con il Polo Nazionale della Dimensione Subacquea, Unioncamere e Assonautica, offre per la prima volta una fotografia organica di un ecosistema produttivo strategico per il Paese.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenuto alla presentazione, ha sottolineato come la filiera subacquea rappresenti «un'infrastruttura invisibile» sotto il mare, attraverso cui scorrono dati, energia e la sicurezza degli approvvigionamenti. «L'Italia, con le sue capacità e la sua posizione strategica, può ambire a ricoprire un ruolo di leadership europeo rispetto alla filiera dell'underwater», ha dichiarato Urso, citando i dati del rapporto. Il ministro ha inoltre evidenziato la qualità del capitale umano del settore, con oltre 25mila laureati pronti a sostenere lo sviluppo di questa economia sommersa ma concreta.

Giovanni Acampora, presidente di Assonautica Italiana, Si. Camera e Camera di commercio di Frosinone Latina, ha definito l'underwater economy «una realtà industriale concreta, destinata ad assumere un ruolo sempre più centrale nella competitività, nella sicurezza e nell'autonomia strategica del nostro Paese». Acampora ha ricordato che i numeri del rapporto confermano come il settore non sia solo una prospettiva futura, ma un sistema produttivo già operativo, in grado di generare valore e occupazione qualificata. La presentazione del rapporto si inserisce nell'ambito del Blue Forum 2026, un'iniziativa che segue la pubblicazione del XIV Rapporto Nazionale sull'Economia del mare, avvenuta l'8 luglio scorso a Roma.

La senatrice Simona Petrucci, promotrice dell'evento, ha sottolineato che «oggi conosciamo solo il 2% dei fondali marini, che invece sono una risorsa importante e possono dare un impulso produttivo alle nostre aziende». Petrucci ha ringraziato i ministri Crosetto, Urso e in particolare Nello Musumeci per la «visione strategica» che ha portato a iniziative innovative come il Piano del Mare, un documento che contiene interventi strategici per le coste italiane e rappresenta «una grande occasione di sviluppo per le imprese italiane del settore». Il Piano del Mare, ha concluso la senatrice, è un esempio di come la politica possa sostenere la crescita di un comparto ancora poco esplorato ma dal potenziale enorme.

Il rapporto nazionale sulla dimensione subacquea italiana arriva in un momento in cui la domanda di tecnologie e servizi legati all'ambiente marino è in forte crescita a livello globale. Dalla posa di cavi sottomarini per le telecomunicazioni alla manutenzione di infrastrutture energetiche offshore, passando per la ricerca scientifica e la sorveglianza ambientale, il settore subacqueo si configura come un pilastro della cosiddetta blue economy. L'Italia, con i suoi 8.000 chilometri di coste e una posizione geografica centrale nel Mediterraneo, è naturalmente vocata a giocare un ruolo da protagonista in questa filiera, che combina innovazione tecnologica, competenze ingegneristiche e know-how industriale.

Le 189 imprese censite operano in diversi segmenti: dalla robotica subacquea alla sensoristica, dalla progettazione di veicoli autonomi alla realizzazione di sistemi di comunicazione e monitoraggio. Molte di queste aziende sono piccole e medie imprese ad alta specializzazione, spesso nate come spin-off universitari o da esperienze di ricerca applicata. Il rapporto evidenzia anche la presenza di grandi gruppi industriali che investono in tecnologie per l'esplorazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse marine. La filiera, secondo gli autori dello studio, ha un potenziale di crescita significativo, trainato dalla digitalizzazione delle infrastrutture sottomarine e dalla necessità di garantire la sicurezza delle reti energetiche e di dati che attraversano i fondali.

Il ministro Urso ha infine ricordato che il governo sostiene il settore attraverso politiche industriali mirate, tra cui incentivi per la ricerca e lo sviluppo, e che l'obiettivo è rafforzare la posizione dell'Italia come hub europeo dell'underwater economy. La presentazione del rapporto al Senato ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle imprese, a testimonianza dell'attenzione crescente verso un comparto che unisce innovazione, sostenibilità e sicurezza strategica. Con 3,5 miliardi di euro di fatturato e una base di competenze già solida, l'economia subacquea italiana si candida a diventare un motore di sviluppo per il sistema Paese nei prossimi anni.