Lo sciopero dei rider di Glovo e Deliveroo a Firenze, tenutosi mercoledì 15 luglio, ha riportato al centro del dibattito pubblico la questione delle tutele nel settore del food delivery. La mobilitazione è stata interpretata da Confintesa come un segnale non solo sindacale, ma anche tecnico, che evidenzia la persistenza del modello di remunerazione a cottimo, nonostante i procedimenti giudiziari avviati e l'entrata in vigore del DL 62/2026.

Al centro della protesta c'è il tema del compenso legato alla singola consegna, che secondo il sindacato rischia di escludere dal calcolo i tempi morti, le attese e le condizioni concrete del lavoro in strada. «La vicenda di Firenze mostra che la protezione retributiva del lavoratore non si realizza soltanto con l'aumento nominale della tariffa a consegna», ha dichiarato Francesco Prudenzano, segretario generale confederale di Confintesa. «Serve un impianto contrattuale che riconosca il tempo di connessione effettivo e le condizioni di lavoro reali».

Per Confintesa, il problema riguarda l'architettura del rapporto di lavoro nelle piattaforme digitali. Un rider può restare collegato all'app in attesa di un ordine senza ricevere incarichi per diversi minuti, può lavorare sotto la pioggia, di sera o nei giorni festivi, e può percorrere distanze superiori rispetto a quelle considerate nella tariffa base. Tutti questi elementi, secondo il sindacato, devono entrare nel sistema di calcolo del compenso. Prudenzano ha richiamato in particolare il compenso per il tempo di disponibilità operativa e le maggiorazioni per condizioni meteorologiche avverse, sottolineando che non si tratta di dettagli, ma della base per evitare che il rischio economico dell'organizzazione ricada sul lavoratore.

La questione non nasce oggi: negli ultimi anni il settore del food delivery è stato attraversato da contenziosi, interventi ispettivi e richieste di maggiore trasparenza sui criteri con cui le piattaforme assegnano ordini, punteggi e priorità. In questo contesto, Confintesa ricorda di aver sottoscritto, insieme a Co.n.a.p.i. nazionale, un Ccnl settoriale per le piattaforme digitali di consegna e la logistica urbana dell'ultimo miglio, depositato al Cnel il 5 maggio scorso. Il contratto punta a dare una cornice specifica a un lavoro che spesso si muove tra autonomia formale, vincoli organizzativi e gestione tramite algoritmo.

Tra gli istituti previsti dal Ccnl figurano un compenso minimo per il tempo di connessione senza ordini assegnati, maggiorazioni per lavoro notturno, festivo e in caso di maltempo, oltre a un importo aggiuntivo quando la distanza percorsa supera una soglia stabilita. Il testo affronta anche il capitolo della trasparenza algoritmica, con il diritto al riesame umano delle decisioni automatizzate, un passaggio che riguarda sospensioni, penalizzazioni o esclusioni dall'accesso agli ordini. Nel contratto sono inoltre indicati limiti giornalieri e settimanali di connessione, un riposo minimo garantito, la bilateralità di settore e forme di sanità integrativa. Misure che, sulla carta, provano a trasformare la prestazione del rider da sequenza di consegne isolate a rapporto regolato, con tempi riconosciuti e diritti verificabili.

Il punto centrale, però, resta l'effettiva adesione delle aziende. «Non è mancata la contrattazione, è mancata l'applicazione», ha concluso Prudenzano, sintetizzando la posizione di Confintesa dopo lo sciopero fiorentino. Una valutazione netta, rivolta agli operatori del settore e, indirettamente, anche al legislatore: finché gli strumenti contrattuali depositati non vengono adottati dalle piattaforme, la tutela resta incompleta.

Il caso di Firenze diventa così un passaggio dentro una discussione più ampia sul lavoro digitale. Le piattaforme rivendicano da anni modelli flessibili e capacità di adattarsi alla domanda, mentre i rider chiedono compensi più stabili, criteri comprensibili e protezioni nei momenti in cui l'app è accesa ma l'ordine non arriva. In mezzo c'è la regolazione, con il DL 62/2026 e i procedimenti in corso a fare da cornice. La giornata del 15 luglio non chiude il confronto, ma lo sposta su un terreno più concreto: non solo quanto paga una consegna, ma quale valore viene riconosciuto al tempo del lavoratore, alla sua disponibilità e ai rischi che affronta nelle strade delle città.